Comfort zone: cosa ho imparato viaggiando

Comfort zone: ormai se ne parla un po’ ovunque ed in tutte le salse. Chi non ha mai sentito frasi del tipo “la tua vita inizia dove finisce la tua zona di comfort”, o “tutte le cose sono difficili prima di diventare facili”?

E sì, viaggiare mi ha insegnato che queste affermazioni sono vere, verissime e che l’unico modo per superare paure o timori dovuti a convinzioni limitanti è buttarcisi dentro a capofitto.

Iniziamo a definire la comfort zone…

La comfort zone, per definizione, è una condizione mentale di sicurezza, dove tutto è rassicurante e conosciuto e dove ti muovi senza alcun senso di ansia. La comfort zone non è necessariamente legata a un luogo, ma a quelle attività ed abitudini che ti fanno sentire a tuo agio, come, per esempio, uscire sempre con le stesse persone, andare avanti con il solito hobby senza provare cose nuove e tenersi sempre lo stesso lavoro, anche se non gratificante, perchè alla fine dei conti è un porto sicuro.

In genere non si esce dalla propria zona di comfort a meno che essa non diventi intollerabile, quando, quindi, il disagio che ne deriva è piu forte delle comodità a cui tanto ci attacchiamo. Questo potrebbe succedere, per esempio, dopo un forte litigio con quelle persone che rappresentano la comfort zone, oppure quando le condizioni del proprio lavoro diventano inaccettabili.

Ma perchè aspettare un punto di rottura per lasciare le vecchie e limitanti abitudini? Puoi iniziare subito a lanciarti in esperienze nuove che potrebbero aiutarti a fare nuovi amici, divertirti un po’, trovare un nuovo hobby soddisfacente o, chissà, addirittura scoprire te stesso.

"L'abitudine inibisce la nostra capacità di percepire la meraviglia del mondo".
Lago Titicaca

Ho notato che viaggiare è uno dei metodi più efficaci per eliminare le abitudini e no, non devi per forza fare il giro del mondo e stare via mesi e mesi per riuscirci, spesso bastano anche brevi viaggi durante il finesettimana 🙂

Ogni viaggio, che sia anche solo a 100 km da casa e duri due giorni, comporta delle piccole sfide che vanno superate: c’è da imparare ad orientarsi in un ambiente diverso da quello che conosciamo, chiedere informazioni alle gente per trovare il museo/la spiaggia/la banca ecc. (a casa invece sappiamo già dove sono le cose che ci servono), dobbiamo provare e magari accontentarci di alimenti diversi da quelli a cui siamo abituati, se andiamo all’estero potrebbe esserci il problema della lingua e della comunicazione con gli altri… tutti piccoli ostacoli che non dovremmo superare stando a casa.

Queste piccole sfide che ci fanno così tanta paura (o che magari ci sembrano semplicemente “scomode” da affrontare) nel migliore dei casi possono portare a grandi cambiamenti, la maggior parte delle volte invece ci regalano ricordi speciali. Per esempio, se non avessi mai deciso di fare uno scambio scolastico in quarta liceo, lasciandomi alle spalle i posti e le persone che conoscevo per affrontare l’ignoto, molto probabilmente non avrei sviluppato la grande passione per i viaggi che oggi mi contraddistingue. Se anno scorso non avessi affrontato la salita difficile e faticosa lungo il pendio di un vulcano infestato dalle tarantole –qui la storia- non avrei mai fatto il bagno in un lago situato nel cratere del vulcano. E se non avessi affrontato il timore di viaggiare in Sudamerica (tra l’altro presente per puro stereotipo- una condizione molto limitante), non avrei mai visto questo straordinario continente o conosciuto la cordialissima e solare gente che ci vive.

Aiuto, mi mangiano! Giochi al Salar de Uyuni, Bolivia

Ho notato che per me è diventato estremamente facile abbandonare la comfort zone ogni due per tre, al punto di non sapere nemmeno più definire cosa sia la mia comfort zone, dal momento in cui sono partita per il mio scambio scolastico in Australia. Quel viaggio ha portato ad altri viaggi e ad altre esperienze, che una dopo l’altra mi hanno fatto diventare la pazza vagabonda che sono ora. 🙂

Viaggio dopo viaggio, situazione insolita dopo situazione insolita, ho abbattuto gran parte delle abitudini che avevo, diventando, finalmente, una persona per cui ogni giorno è potenzialmente diverso da quello precedente, senza appuntamenti fissi limitanti.

Si potrebbe dire che ora la mia comfort zone è quasi il contrario della comfort zone stessa, ossia non avere abitudini. Mi piace variare nella vita ed è proprio l’idea di avere delle abitudini a spaventarmi, non il contrario. 🙂 Ovvio, non sempre fare una cosa diversa ha risultati positivi, ma questo fa parte del gioco. Vi rimando, per esempio, ad alcune simpatiche storielle legate ai peggiori hotel in cui sono stata durante il mio giro del mondo (hotel da incubo parte 1 e parte 2): dormire nelle peggiori bettole che si possano immaginare è uscire dalla comfort zone e, beh, anche se lì per lì non mi sono veramente divertita, ora mi sganascio dalle risate ogni volta che ci penso, magari lo farete anche voi :).

Per concludere, vi lascio con una frase di Maxwell Maltz che trovo particolarmente d’ispirazione:

L’immagine che abbiamo di noi stessi e le nostre abitudini tendono ad andare insieme. Cambia una e vedrai automaticamente cambiare anche l’altra.

Se volete cambiare quell’immagine, viaggiare è uno dei modi più semplici per farlo. 🙂

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Ho una strana visione del mondo. Non cerco un posto fisso. Credo che viaggiare costi meno che stare a casa. Amo la natura, faccio fatica a stare in cittá. Mi piace vivere con semplicitá. Ho fatto molti viaggi intorno al mondo, il piú lungo (per ora) é durato 15 mesi e ha dato vita a questo blog. Non mi piace andare in vacanza, preferisco viaggiare 🙂

3 pensieri su “Comfort zone: cosa ho imparato viaggiando”

  1. La penso esattamente come te: le abitudini mi spaventano più delle novità. Viaggiare ci trasmette emozioni forti, che difficilmente si provano dietro una scrivania o nella vita di tutti i giorni.

    1. Ahah questa storia delle abitudini offre un sacco di giochi di parole e paradossi; per esempio, io quando dico che “sono abituata a non avere abitudini” non capisco mai se mi sto contraddicendo da sola 😀

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