Cosa fare al lago Inle, Myanmar

Prima di arrivare in Myanmar pensavo che Bagan sarebbe stato il vero highlight del viaggio, ma mi sbagliavo: il lago Inle mi ha sorpreso così in positivo da convincermi a passare quasi una settimana sulle sue sponde. Una settimana può sembrare un po’ tanto, ed in effetti al turista medio bastano tre o quattro giorni al lago Inle, ma le cose da fare non mancano. Ecco quindi una bella panoramica su questo affascinante angolino del Myanmar.

Cosa fare al lago Inle

Giro del lago in barca

Il motivo principale per cui tanta gente da tutto il mondo viene qui è per vedere i famosi pescatori del lago Inle, che si spostano su lunghe canoe remando quasi esclusivamente con le gambe, in modo da avere le mani libere per controllare e spostare le reti. Il modo migliore per vederli è noleggiare una canoa a motore, con conducente locale, e fare un classico giro del lago. Oltre ai pescatori sarà possibile navigare tra i vari villaggi su palafitte che sorgono ovunque sul lago, vedere gli orti galleggianti, coltivati dalla gente locale, visitare alcune pagode (tra cui In Dein, di cui parlerò più tardi) ed entrare nelle tante piccole fabbriche su palafitte in cui vengono lavorati oro ed argento e si producono capi in seta e pregiatissimo loto. Il giro in barca di solito dura tutta la giornata, anche se gli orari dei barcaioli sono flessibili, e la cosa che mi è piaciuta di più è stata navigare tra i villaggi ed osservare la gente durante lo svolgimento delle loro attività quotidiane.

Bambini pescatori al lago Inle

Entrare nelle piccole fabbriche è interessante (soprattutto quella in cui si tesse il loto è molto particolare), ma spesso si ha l’impressione che gli oggetti in vendita nei negozietti, tappa obbligatoria dopo il giro della fabbrica, vengano prodotti altrove e che il giro negli workshop sia solo una montatura per invogliare i turisti a comprare souvenir. A parte questo piccolo dettaglio, tuttavia, il giro in barca è bellissimo e pure rilassante.

Pagoda di Indein

La pagoda di Indein, con le sue tante stupa, è a mio parere la più bella della zona. Il modo migliore per arrivarci è includerla nel tour in barca, dato che, sebbene non sorga direttamente sul lago, è raggiungibile via acqua tramite un interessante viaggio lungo un canale. Una volta scesi dalla barca si deve attraversare un carinissimo boschetto di bambù (preso d’assalto dai venditori di souvenir, purtroppo) per raggiungere il tempio.

In alternativa, il tempio può essere raggiunto via terra tramite taxi o tuk-tuk.

Altri templi

Gli altri due templi degni di nota sono Nga Hpe Kyaung, anche conosciuto come il tempio dei gatti saltanti, e la Phaung Daw Oo Pagoda. Nel tempio dei gatti saltanti ci sono in effetti molti gatti, che in passato venivano addestrati a saltare attraverso dei cerchi, ma credo che ormai non facciano altro che dormire, pulirsi le zampine seduti tra i vari buddha e riempirsi lo stomaco di ciotole di riso. La seconda pagoda è celebre per i suoi buddha dorati, che ormai assomigliano più a dei grossi bignè d’oro più che a dei buddha, a causa delle tante pagliuzze d’oro che vi sono state attaccate da fedeli e turisti nel corso degli anni.

Giri in bici

Noi abbiamo passato ben quattro giorni ad esplorare la zona in bici. Il lato est del lago è il più carino e vale la pena fare una bella pedalata fino al villaggio Maing Thauk, su palafitte, dove è stato costruito il più lungo ponte in legno, usato anche come imbarcadero, della zona. Per fare una piccola pausa dopo la pedalata consiglio di mangiare un boccone o bere un bel succo fresco al ristorante Inle Palace, che offre una bella vista sugli orti galleggianti.

In zona ci sono anche un paio di monasteri e, sulla via del ritorno, ci si può fermare alla Red Mountain Winery, una delle poche vinerie della zona ad offrire degustazioni di vino su un bel terrazzo vista lago e vigneti. Non lontano dalla vineria c’è il monastero Htet Eain Gu, di cui una gran parte è situata dentro ad una grotta naturale, piena di statue di buddha. Questo posto mi ha piacevolmente sorpreso perchè, oltre ad essere gratuito, sembra essere poco conosciuto dai turisti ed è facile trovarsi nella grotta completamente soli.

Il lato ovest è un po’ meno emozionante e anche molto meno carino. I villaggi si basano meno sul turismo e sull’agricoltura e si concentrano di più sulla produzione di tofu e strani cibi essiccati locali. Il villaggio di Kung Dain non è una meta imperdibile, a meno che si disponga di un sacco di tempo o si abbia voglia di prendere una barca per attraversare il lago ed arrivare al ponte di legno di Ming Thauk. Vicino al villaggio si trova anche un centro termale, dove è possibile rilassarsi per qualche ora.

Una volta esaurito questo ricco programma, si può pur sempre prendere una bici per andare a perdersi nei campi che circondano Nyaung Shwe, il centro abitato più grande della zona, dove si trova anche la maggior parte degli hotel, fatta eccezione per i resort di lusso che sorgono direttamente sul lago.

Il lago Inle è un luogo rilassante, ma allo stesso tempo ricco di intrattenimento, dove ci si può tranquillamente fermare per tre o quattro giorni senza annoiarsi. È collegato a Yangon, Mandalay e Bagan da numerosi bus (purtroppo quasi tutti notturni), può essere raggiunto anche in treno ed aereo ed è punto d’arrivo dei sentieri trekking che partono dalla vicina Kalaw. Non sorprende il fatto che sia uno dei luoghi più turistici del paese, ma, almeno per ora, mantiene una buona dose di autenticità.

 

Interessato a un viaggio in Myanmar? Clicca qui per scoprire cosa fare a Bagan, l’antica capitale del regno Pagan.

Itinerario completo in Myanmar

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Ho una strana visione del mondo. Non cerco un posto fisso. Credo che viaggiare costi meno che stare a casa. Amo la natura, faccio fatica a stare in cittá. Mi piace vivere con semplicitá. Ho fatto molti viaggi intorno al mondo, il piú lungo (per ora) é durato 15 mesi e ha dato vita a questo blog. Non mi piace andare in vacanza, preferisco viaggiare 🙂

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