Il posto fisso non serve

Rieccomi dopo un mesetto di vacanze dal blog (se mi avete seguita su Facebook avrete visto che l’ho passato decisamente bene facendo allegre scampagnate in montagna) e parto subito con un tema che spesso è fonte di dibattito tra me e le persone con cui mi relaziono, visto che il mio punto di vista è molto diverso da quello condiviso dalla maggior parte della gente: oggi si parla di lavoro!

Il fatto che io sia spesso in giro per il mondo a saltare da un paese all’altro e che persino a casa mi dedichi a hobby che richiedono tempo, come passare giorni interi a camminare in montagna, è una cosa che sembra sconvolgere le masse. La cosa che sconvogle me, invece, è che raramente mi vengono poste domande sui posti che visito o le cose che ho imparato in viaggio, infatti la prima domanda che in genere raggiunge le mie orecchie è “ma come fai a vivere?“o “con i soldi come fai?“.

Rimango sempre molto delusa quando un argomento affascinante come il viaggio e la scoperta di culture e posti diversi viene accartocciato e buttato in un angolino per fare spazio al tema più pesante, complicato e a volte angosciante del lavoro. Non che sia un problema porre queste domande, anzi, la curiositâ è più che lecita. E no, non credo che parlare di lavoro sia una cosa inutile; credo che ognuno di noi debba fare qualcosa per garantirsi la sopravvivenza su questo pianeta e ovviamente nessuno può passare la vita sdraiato in spiaggia a non fare nulla, sperando che ciò che gli serve per vivere cada dal cielo come per magia.

Due, però, sono le convinzioni spesso nascoste dietro a queste domande che mi fanno imbestialire:

1- viaggiare equivale a non fare niente e passare ore sotto all’ombrellone, come quando si è in vacanza

2- non si può vivere senza un lavoro accompagnato da stipendio fisso, con il quale ci si sente più “sicuri” ed in grado di godersi la propria esistenza.

Chiariamo subito il primo punto: viaggiare NON equivale a non fare nulla tutto il giorno. Anzi, è una cosa abbastanza impegnativa, molto attiva, emozionante e divertente. Viaggiare apre gli occhi sul mondo, insegna un sacco di cose e offre esperienze nuove tutti i giorni, quindi no, non è monotono come passare due settimane a crogiolarsi in spiaggia sotto al sole, io stessa sono la prima a provare noia al solo pensiero di stare sdraiata in spiaggia per più di un’ora. Basta confondere viaggio e vacanze.

lake eyre aus

Se non avete mai fatto un viaggio con la V maiuscola e vi siete sempre solo concessi le solite stereotipate vacanze da turisti, vi consiglio vivamente di partire per un’esperienza che vi cambierà la vita. Vi ritroverete in situazioni scomode, crescerete affrontandole, scoprirete quali sono i vostri limiti e vi si apriranno orizzonti che nemmeno sapevate esistessero. Parlo per esperienza personale e mi baso sui racconti di tantissime altre persone che hanno deciso di dedicare un periodo più o meno lungo ad un viaggio. E non ho mai incontrato qualcuno pentito di averlo fatto.

E ora il secondo punto: secondo me non è vero che non si può vivere bene senza stipendio fisso.

Tutte le volte che mi sento dire “non posso viaggiare perchè non ho soldi”, “non posso lasciare il mio lavoro” o “con figli e mutuo da pagare non si può partire” mi vengono i brividi.

Certo, ci sono certe situazioni che rendono viaggiare più difficile di altre, ma credo siano davvero poche quelle che lo rendono veramente impossibile (tra cui problemi di salute importanti). Ho incontrato una coppia francese che ha viaggiato con i propri figli di 6 ed 8 anni per 5 mesi di fila nel “pericolosissimo” continente sudamericano, sembravano tutti felicissimi, pargoli inclusi. Ho incontrato una donna sessantenne che non torna a casa da 14 anni e che ha percorso la strada dal suo paese, il Canada, fino in Terra del Fuoco da sola in autobus vivendo di risparmi e lavoretti incontrati per strada; sprizzava vitalità, felicità e saggezza da ogni poro.

E poi ci sono le tante, tantissime persone che sono partite dall’Europa o dagli Stati Uniti con mille o duemilla euro in tasca, pronte a scoprire il mondo. Pensate che con quei soldi si possa sopravvivere solo un paio di settimane? Ebbene, c’è gente che fa anni a viaggiare con quelle cifre e chi riesce a sfruttare questo minimo capitale iniziale per cambiare vita e andare a vivere all’estero. Io stessa durante il mio anno sabbatico post liceo ho speso meno di 3000 euro in 8 mesi e la maggior parte di questi soldi mi sono partiti tra voli ed assicurazione sanitaria; inoltre non ho solamente viaggiato in paesi asiatici dove sopravvivere non costa quasi niente, no, ho persino passato due mesi e mezzo in Australia, non proprio famosa per essere low-cost!

viaggiare a lungo

Avendo visto viaggiatori di ogni tipo e avendo ascoltato tante storie e situazioni diverse, quindi, trovo che sia davvero triste che molti si blocchino davanti ad apparenti difficoltà o motivi per cui non possono viaggiare.

E poi c’è questa costante fregatura del lavoro, la tristissima convinzione che non possiamo vivere senza la “sicurezza” di un posto fisso alle spalle. Come dicevo prima, in qualche modo tutti dobbiamo lavorare per sopravvivere, ma perchè è così difficile concepire il lavoro in cambio di vitto ed alloggio in giro per il mondo?

E perchè per tanti è difficile immaginare di viaggiare e cambiare lavoro, che so, ogni sei mesi, o lavorare online?

Cosa c’è di male nel guadagnare poche centinaia di euro se sono sufficienti per vivere, davvero abbiamo bisogno di tanto di più?

Perchè è così importante fare un mutuo per potersi pagare una casa e poi vivere in schiavitù per decine di anni, cercando di ripagare il debito?

Perchè l’essere umano è così convinto di dover barattare la propria libertà per potersi comprare un sacco di cose inutili, armadi pieni di vestiti griffati, una macchina nuova ogni dieci anni, un bel televisore, la lavastoviglie, ecc.?

Perchè, mi chiedo io, essere felici ed avere successo deve per forza equivalere ad avere un lavoro di 12 ore al giorno, che paga un sacco di soldi e che permette di riempirsi la vita di cose che non servono a nulla?

Il lavoro è necessario per vivere, vero, ma qui stiamo esagerando. C’è chi riesce a realizzarsi e trovare una grande fonte di soddisfazione nel proprio lavoro e non posso fare altro che provare grande stima e rispetto per chi ci riesce, ma gli altri? Tanti vorrebbero mollare tutto per partire, dedicarsi alla famiglia o a un qualche hobby, tanti sono stufi del proprio lavoro, ma hanno paura di buttarsi nel vuoto.

Ho rispetto e sono dispiaciuta per tutte quelle situazioni in cui viaggiare (o fare qualsiasi altra cosa) è un sogno nel cassetto reso impossibile da una qualche motivazione seria, ma mi rendo conto che per molti è più facile tirare fuori una scusa che affrontare i propri sogni e le proprie paure o doversi giustificare con gli “altri”, che non riescono a capire un punto di vista così particolare e cercano di fermarci, spaventati forse da chi è così diverso da loro.

Credo che si debba osare di più, ascoltare meno quello che dicono gli altri e seguire il proprio istinto, perchè nessuno può insegnarci come vivere la nostra vita.

Se questo articolo fosse riuscito a risvegliare il vostro interesse verso uno stile di vita un po’ più “libero”, qui sotto troverete alcuni altri articoli più pratici su come viaggiare davvero a basso costo.

Ovviamente sarei felicissima di leggere i vostri commenti, magari contenenti qualche altro spunto interessante o persino opinioni contrastanti 🙂

Articoli:

Mollare tutto per viaggiare

Viaggiare e lavorare

Lavorare in cambio di vitto e alloggio

Il parere degli altri

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Ho una strana visione del mondo. Non cerco un posto fisso. Credo che viaggiare costi meno che stare a casa. Amo la natura, faccio fatica a stare in cittá. Mi piace vivere con semplicitá. Ho fatto molti viaggi intorno al mondo, il piú lungo (per ora) é durato 15 mesi e ha dato vita a questo blog. Non mi piace andare in vacanza, preferisco viaggiare 🙂

12 pensieri su “Il posto fisso non serve”

  1. Cara Anna, in qualità di web writer freelance, non posso che concordare con ciò che hai scritto riguardo il lavoro! Personalmente non sono mai stata tanto bene come negli ultimi 4 anni (da quando ho avviato la mia attività!). Non sento la mancanza del posto fisso o della “sicurezza”. Qui io mio pensiero.

    Oggi come oggi secondo me è riduttivo parlare di sicurezza rivolgendoci al posto di lavoro tradizionale. L’azienda ti assume con contratto a tempo indeterminato? Tempo due mesi potresti essere ugualmente a casa. I motivi per licenziare non mancano di questi tempi, e poi le aziende chiudono… quindi a casa ci vai uguale.

    Per me è molto più sicuro il mio lavoro, che si basa si sullo stringere relazioni e trovare i clienti, ma nessuno mi manda a casa. Non ho un titolare che conclude il rapporto lavorativo quando gli girano. Per me quando un lavoro finisce ne inizia un altro. Può esserci un periodo più tranquillo ma quello dopo, ti travolge a tal punto da non farti sentire affatto la sofferenza economica.

    Tra poco poi, anch’io faccio il grande salto. Parto per qualche mese e se tutto va bene mi trasferisco. Non ho grandi capitali dalla mia parte e, come dicevi giusto tu, alcune volte basta davvero poco per iniziare la vita da un’altra parte!

    Un abbraccio e buon ritorno sul tuo bel blog!

    1. Ciao Claudia
      mi ha fatto davvero piacere leggere il tuo commento. Come dici tu, la “sicurezza” legata al lavoro in senso classico ormai non esiste più, i tempi stanno cambiando e c’è da adattarsi a questa nuova “instabilità”, se così vogliamo chiamarla, che poi non è altro che un continuo alternarsi di periodi più ricchi di lavoro ad altri più tranquilli (almeno per chi lavora online). Io trovo che essere capi di sè stessi sia una grande cosa 🙂

      Ti auguro il meglio per il tuo viaggio, spero che tu riesca a trovare un bel posto dove stabilirti!!! 😀

  2. Che bello questo post, complimenti davvero. Purtroppo il tuo discorso non vale soltanto per chi viaggia, ma in generale per quei lavori che le persone non capiscono. E allora se stai a casa e lavori freelance, se viaggi e lavori non è molto comprensibile ai più. La cosa più normale (e banale) è associare questi due concetti al non fare niente.

    E finisce che siamo tutte casalinghe, mantenute, nullafacenti 😀

    1. Ciao Eleonora,
      sono d’accordo con te. Il discorso vale per chiunque lavori indipendentemente, da casa o in viaggio, senza dover andare in ufficio o presso un posto di lavoro tutti i giorni. Peccato che per i nostri connazionali sia ancora così facile associare il lavorare da casa al non fare niente, in molto stati esteri questo problema non c’è.
      Vabbeh, l’importante è che noi siamo contente così, chi non capisce può anche continuare a sparare comode sentenze 🙂

  3. Ciao Anna, complimenti per il blog (ti ho scoperta solo ora..meglio tardi che mai!!)e sopratutto per questo articolo, hai scritto cose che ho sempre pensato e adesso che mi ritrovo nella situazione condivido ancora più di prima.
    Sto Viaggiando come dici tu con la V maiuscola, prima a Londra poi il grande balzo in Nuova Zelanda (dove mi trovo ora) e i prossimi mesi stiamo organizzando un tour in Asia.
    Non sono ricca, ho sempre lavorato per mantenermi sin dai tempi dell’università e continuo a farlo durante i viaggi, e il sapere che quei soldi saranno il fondo per il tuo prossimo spostamento è una sensazione bellissima. Amici e Famiglia come dici tu non sempre condividono, aspettano ancora che prima o poi torni in Italia a cercarmi un “vero lavoro ” come lo chiamano loro,magari prima o poi lo farò…chi lo sa…dovrebbero leggere il tuo post perché quando lo spiego io che non serve un posto fisso per viaggiare non capiscono!!
    Grazie ancora, un bacio dalla terra degli Hobbit.
    Martina

    1. Ciao Martina,

      mi ha fatto tantissimo piacere leggere il tuo commento, credo che nessuno possa capirmi come chi vive la mia stessa situazione. 🙂 Forse un giorno anche in Italia sarà più “normale” vedere gente che parte e inizia a viaggiare con la V maiuscola, lavorando online o dove capita, ma per ora devo dire che non mi dispiace essere quella “diversa”. Insomma, a parte gli odiosissimi momenti in cui ci viene detto per la millesima volta di trovarci un “vero lavoro” o di smetterla di “non fare niente” non è per niente male essere un po’ strani 😉
      Un grande abbraccio dall’Italia, tra pochi giorni anche io mi avvicino alla terra degli Hobbit 😀

  4. Vero, anzi verissimo. Sono nomade digitale, freelance, precaria e viaggiatrice. Mi faccio bastare quello che guadagno e nonostante tutto riesco ad essere sempre in viaggio. E’ che a volte ci dimentichiamo che i soldi non sono tutto! Grazie per avermelo ricordato ancora una volta! 🙂

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